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Test sugli animali, come siamo messi?

22 Maggio 2019

Non male, ma neanche bene come dovremmo. Anche se oggi la situazione è nettamente migliorata rispetto al passato, grazie ai metodi alternativi che hanno portato l’Europa ad un divieto definitivo dei test per quanto riguarda il settore cosmetico, la strada da percorrere è ancora lunga.

Sebbene tutti gli ingredienti presenti attualmente nei prodotti siano stati testati in passato, i metodi alternativi faranno la differenze per gli ingredienti nuovi, che si affacceranno sul mercato nel futuro.

Procediamo con ordine:

Dal 2004 in Europa è stato introdotto il Testing ban, ovvero:

  • il divieto di realizzare nel territorio degli Stati membri le sperimentazioni su animali dei prodotti cosmetici finiti, che si applica a partire dall’11 settembre 2004;
  • il divieto di realizzare le sperimentazioni su animali di ingredienti o combinazioni di ingredienti cosmetici, dalla data in cui queste sperimentazioni devono essere sostituite da uno o più test effettuati con metodi alternativi disponibili, convalidati e pubblicati nell’allegato V della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967. Tale divieto si applica a partire dall’ 11 marzo 2009.
  • Per quanto riguarda, invece, gli esperimenti necessari per studiare la tossicità di ingredienti, concernente la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, per i quali non erano ancora allo studio metodi alternativi, il divieto di ricorrere alla sperimentazione animale si applica a partire dal 11 marzo 2013.

Quindi dal 2004 sono stati vietati i test sui prodotti finiti, dal 2009 anche sui singoli ingredienti, dal 2013 tutti i test.

Arriviamo dunque al Marketing ban:

  • il divieto di commercializzare nel mercato della Comunità europea i prodotti cosmetici che sono stati oggetto come formulazione finale di una sperimentazione animale quando era già disponibile un metodo alternativo convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all’OCSE, che si applica a partire dall’11 marzo 2009;
  • il divieto di commercializzare nel territorio dell’Unione europea i prodotti cosmetici i cui ingredienti sono stati oggetto di una sperimentazione animale quando era già disponibile un metodo alternativo convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all’OCSE ,che si applica a partire dall’11 marzo 2009. Per quanto riguarda, invece, i prodotti cosmetici i cui ingredienti sono stati testati su animali per studiare la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, e per i quali non erano ancora allo studio metodi alternativi, il divieto di commercializzazione si applica a partire dal 11 marzo 2013.

(Fonte: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=160&area=cosmetici&menu=vuoto)

In parole povere, nel campo cosmetico, tutto ciò che accade in Europa non è testato sugli animali, di conseguenza i prodotti venduti nel territorio europeo sono Cruelty Free.

Dov’è l’inghippo? Come è stato più volte specificato, il divieto vale solo per il settore cosmetico, non per quello alimentare e farmaceutico, in cui i test al contrario sono ancora obbligatori. Come mi ha gentilmente chiarito la Dott.ssa Beatrice Mautino (vi invito a seguirla su instagram @divagatrice), ci sono ingredienti cosmetici che vengono utilizzati anche nei farmaci e negli alimenti e che il consumatore non può conoscere.

Quindi un brand cosmetico potrebbe comunque acquistare ingredienti da fornitori che svolgono test per altri settori senza che il consumatore ne venga a conoscenza? Sì, poiché non esiste una normativa chiarificatrice in merito.

Ovviamente in quanto consumatori non possiamo fare altro che affidarci al buon senso dei brand e confidare nella loro onestà… o smettere di acquistare cosmetici.

La questione si fa ancora più spinosa quando si esce dai nostri confini e si osserva la situazione nel resto del mondo.

Il primo paese che viene in mente quando si parla di test sugli animali è sicuramente la Cina, sebbene non sia l’unico ad effettuarli.

In Cina infatti la legge impone che vengano effettuati test pre-market e post-market per tutti prodotti cosmetici stranieri importati e venduti sul territorio cinese. Questa legge ad oggi è ancora in vigore.

Dal 2014 è stato fatto un passo in avanti per quanto riguarda i test post-market, ovvero si sta iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi di sperimentare i metodi alternativi per sostituire quelli animali. Ciò significa semplicemente che la Cina ha annunciato un piano per ridurre i test sugli animali, non che siano stati aboliti, vietati o terminati. Anche perché acconsentire ai test post-market significa che il governo cinese può prelevare cosmetici già in vendita e testarli sugli animali senza che il brand possa opporsi o addirittura lo venga a sapere.

La situazione si può riassumere così:

  • Per i cosmetici appartenenti a determinate categorie (make-up, profumi, cura di pelle, capelli e unghie) prodotti in Cina i test pre-market non sono più obbligatori, ma rimangono soggetti a controlli random post-market effettuati dal governo.
  • I cosmetici prodotti all’estero e importati in Cina sono soggetti all’obbligo dei test sugli animali (pre e post-market).
  • I cosmetici come tinture per capelli, deodoranti, protezioni solari, creme schiarenti devono sottostare all’obbligo dei test (pre e post-market).

A rendere il tutto ancora più difficile si aggiunge che:

  • L’obbligo vige esclusivamente per brand che vogliono vendere in negozi fisici sul territorio cinese. Mac Cosmetics non può più ritenersi un brand Cruelty Free proprio perché ha acconsentito a queste normative.
  • I brand che producono in territorio cinese ma non vendono al mercato cinese, non hanno l’obbligo dei test. Kiko ha buona parte della produzione in Europa ma produce alcuni accessori (pinzette e temperini, per esempio) in Cina e rimane comunque un brand Cruelty Free poiché lì non vende.
  • I brand che vendono in Cina solo tramite e-commerce non hanno mai avuto l’obbligo dei test.
  • I brand che vendono in negozi fisici ad Hong Kong non hanno l’obbligo dei test, in quanto ad Hong Kong vigono altre leggi. Lush per esempio vende ad Hong Kong ma non nel resto della Cina.

Per farla breve, in Cina i test sugli animali per i prodotti cosmetici esistono ancora? Sì, ed è il motivo per cui molti brand che si proclamano Cruelty Free non lo sono davvero.

Il caso Mac Cosmetics: uno dei casi più emblematici del controsenso di questi brand è Mac. Per anni è stato un brand simbolo del movimento contro i test sugli animali, si è fatto portavoce di grande battaglie sociali, ma poi si è aperto al mercato cinese.

Sul sito del brand si può leggere quanto segue: M∙A∙C non testa sugli animali. Non possediamo nessuna struttura dove vengono effettuati test su animali e non chiediamo a nessuna terza parte di farlo per nostro conto. Esistono governi che conducono test su animali per provare la sicurezza dei nostri prodotti prima di venderli nel loro mercato ma M·A·C non ha mai testato su animali e continua a detenere una posizione di leadership nel movimento per abolire la sperimentazione animale in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di collaborare con l’IIVS (Istituto per la Ricerca In Vitro); la nostra comune missione è diffondere l’uso e l’approvazione di metodi alternativi ai test su animali in tutto il mondo.

Ecco, per quanto io possa apprezzare gli sforzi per la diffusione e l’approvazione dei metodi alternativi, dire che non si conducono direttamente test sugli animali ma approvareche vengano fatti da altri, per me è la stessa cosa.

Vien da se che se il governo cinese dovesse abolire i test sarei la prima a supportare nuovamente il brand, che reputo comunque ancora uno dei migliori, ma al momento non riesco più a farlo.

Il caso Wet n Wild: Se ho deciso di sparare questo post chilometrico è per colpa di Wet n Wild. Anche se la notizia è trapelata solo adesso, da mesi il brand è presente in alcune catene di negozi cinesi (Watsons) e sebbene abbia dichiarato (dopo essere stato sgamato) che rimane comunque Cruelty Free, la certezza non c’è. Produrre i cosmetici direttamente in Cina potrebbe essere un modo per aggirare i test pre-market, ma non si possono evitare quelli post-market, effettuati dal governo.

La questione dei test sugli animali è ancora molto complessa e decidere da che parte stare, cosa acquistare e chi supportare è una scelta personale, vi lascio di seguito articoli e siti interessanti da consultare per saperne di più:

Home

Be Cruelty-Free Campaign

China Implements Rule Change in First Step Towards Ending Animal Testing of Cosmetics

https://logicalharmony.net/

Did China End Animal Testing?

https://www.crueltyfreekitty.com/

https://www.crueltyfreeinternational.org/

https://ethicalelephant.com/

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=160&area=cosmetici&menu=vuoto

Alla prossima,

Serena.

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